Splendidamente soli…!!!

Allenarsi e competere in solitudine.

Sono in molti a farlo, nel senso che sono veramente parecchi i tiratori che, volente o nolente, si ritrovano a dover affrontare sia la preparazione che le competizioni potendo contare esclusivamente sulle proprie energie e sulle proprie cognizioni, tecniche e non. Certo talvolta capita che l’allenarsi da soli sia condizione ideale, quasi ricercata da molti, dai molti che, ovviamente, sanno cosa chiedere alle sedute di training. Per parecchi altri le cose non stanno esattamente così̀ e la solitudine tecnica è una condizione forzata, inevitabile quanto limitante. Tempo poco, o comunque non sufficiente a portare avanti un programma a lunga o media scadenza, campi di tiro lontani dalla residenza, irreperibilità di tecnici a cui affidarsi, lavoro, famiglia, sociale, insomma, un vero problema per chi volesse impegnarsi seriamente a livello agonistico. Vero, di soluzioni in punta di dita non ce ne sono ma, magari, un po’ meglio si potrebbe fare, cerchiamo di analizzare il problema.

La domanda dunque potrebbe essere: “Come faccio ad allenarmi in maniera efficace?”. Ed ancora :“ Cosa devo aspettarmi dalle mie sedute di allenamento?”.

Curare in tempo i materiali. Già, se tiriamo per il tuning non lo facciamo per allenarci a vincere. Certo scocchiamo sempre frecce, certo ci mettiamo tutta la voglia di fare e la buona volontà ma… tirare per vedere dove va non è come “tirarla nel mezzo”. Ed è un assunto vecchio quanto l’arcieria quest’ultimo e, forse proprio perché così persistente, altrettanto valido. Quando saremo sicuri che il nostro arco e le nostre frecce saranno perfettamente a punto, allora e solo allora potremo pensare di allenarci seriamente alla competizione. Fare confusione in questo non può che complicarvi la vita.

…E tenerli sotto controllo. E non dovrebbe servire sottolinearlo. Tenere un diario scritto sulle caratteristiche dei materiali usati e sul loro settaggio dovrebbe infatti essere prassi comune a tutti i praticanti. Tiller, brace, libbraggio, posizione del centro statico di tiro, dell’incocco, della peep, ecc. ecc. ecc., dovranno essere dati di sicura e pronta consultazione. Risistemare al volo delle anomalie potrebbe essere uno scherzo, se avrete tutto accuratamente segnato. Comprese le frecce. Il che significa numerarle e non tirarle mai più in maniera disordinata. Gli impatti, una volta accuratamente marcati su degli appositi stampati serviranno, oltre che da base per la selezione delle aste, a costruire un book sugli errori più comuni evidenziati dalla tecnica attualmente in uso. Frecce basse a sinistra, errori clamorosi all’ultimo scocco di volee o la numero 6 che continua a prendere l’otto a mezzogiorno sono indizi importanti che faranno risparmiare molto più tempo di quello speso per annotarli.

Preoccupazioni. Non aiutano in generale ed il tiro con l’arco non fa eccezione. Superare le preoccupazioni legate al materiale è quindi il primo passo da fare verso l’ottimizzazione del nostro personalissimo training. Rispettatevi. Da un punto di vista muscolare. Non aprite mai l’arco a muscolatura fredda, nemmeno per scherzo, se vi riesce. Programmatevi degli esercizi di simulazione con elastico prima di ogni seduta di tiro. Correte, saltellate, insomma, fate qualcosa per mettere in moto tutto il vostro corpo macchina prima di cominciare a scoccar frecce. Questo aiuterà il tiro e la ripetitività in maniera istantanea ma, prima di ogni altra cosa, vi preserverà dagli infortuni. Ergo: vogliatevi bene e riscaldatevi a dovere!.

Riattivare la sequenza. Due tre volee da sei frecce saranno poi necessarie a riattivare tutto il resto del nostro sistema arcieristico prima di cominciare con le richieste allenanti. Rinverdiremo le fasi sequenziali ed i conti cominceranno a tornare anche sotto l’aspetto mentale. In questa fase eviterei le targhe piccole a distanze ragguardevoli. Potreste anzi cominciare a cinque,dieci metri,senza preoccuparvi troppo del centro del bersaglio ma, in ogni caso ed a scampo di ogni pericolo, sarebbe preferibile il paglione nudo. Occhi chiusi magari, per ricordare bene le azioni. Non sarebbe poi una cattiva idea effettuare delle riprese fatte con la cinepresa dei tiri ad occhi chiusi da raffrontate poi a quelle eseguite con gli occhi aperti. Probabilmente un tale raffronto potrebbe evidenziare delle incongruenze sulle quali lavorare in seguito.

Andando avanti. Senza uno scopo nulla si ottiene e questo riguarda anche la singola freccia scoccata. Dare un titolo alla seduta d’allenamento è quindi molto importante. Lavorate per zone e solo su di un problema alla volta. Non cadete nell’errore di sovrapporre il lavoro o, peggio ancora, le intenzioni. Seguite la vostra sequenza programmata e, se vi accorgete improvvisamente di non averne mai avuta una…beh, fate veloci a costruirvela perché, senza di essa, ovvero, in assenza di un programma preciso, dettagliato e ben conosciuto, di arrivare a “…tirare come una macchina..,” non se ne parla proprio. Anche qui le riprese video potrebbero essere utili per realizzare quanto la sequenza pianificata, eseguita sia compatibile con la realtà dei fatti. Come in gara? E’ il solito, falso problema. L’allenamento come la gara o la gara come l’allenamento?. Bubbole, mi si permetta, un sacco di bubbole. La realtà, a mio modesto avviso, è che ogni freccia andrebbe scoccata con il 110% dell’impegno, sia fisico che mentale. Se infatti ci si prepara già durante il training a tirare ogni freccia al massimo ci si allenerà meglio e, logicamente, tutto andrà meglio anche in gara. L’allenamento non è mai una passeggiata. L’allenamento vero è concentrazione, sacrificio, applicazione e, soprattutto: diversificazone. Non si tira per vizio, mai!. Per sapere quanto siete diventati abili non usate le sedute di training ma la competizione, quella non mente mai!. Preparate bene ogni singolo scocco. Rilassatevi e recuperate adeguatamente le energie fra un tiro e l’altro. Se non avete tempo da perdere non sprecatene altro tirando in tempi e ritmi che non siano quelli della competizione che state preparando, almeno per quanto è nelle vostre possibilità del momento. Il replicare le condizioni agonistiche ovviamente implica anche l’aspetto meteorologico ed ambientale per cui, si tira sotto il solleone, la pioggia e, guai non fosse così, con qualsiasi tipo di vento.

Strategie. Mantenere la concentrazione per un tempo sufficiente significa anche prendere coscienza in maniera reale di dove fosse il vostro riferimento di mira al momento dello scocco della freccia. Annotate i tiri anomali per esecuzione e mira ed il relativo impatto sul bersaglio. Costruitevi il vostro personalissimo data base magari registrando in tempo reale le impressioni e l’accaduto, freccia dopo freccia, seduta dopo seduta. Poi, con tutta calma, analizzerete il tutto pianificando le soluzioni che ritenete più adeguate a tavolino e quindi, programmerete la vostra prossima seduta. Questo è un buon modo per rendersi consapevoli, degli errori certo, ma anche dei successi.

Mai forzare. Esagerare nel perseguire un obiettivo prestazionale è sempre sbagliato. L’accanimento è cosa negativa per cui, rispetto a traguardi che intendete porvi nel prossimo futuro, sarebbe opportuno ricordaste che gli stessi dovranno essere ragionevoli e fattibili. Non staccatevi dalla realtà con voli pindarici tutt’altro che costruttivi. Colpire la “X” con questa freccia, registrare un punto in più della gara precedente, acquisire una categoria superiore alla fine della stagione, qualificarsi ai campionati italiani…, insomma, più che volare basso…siate graduali e realistici, arriverete più lontano di quel che credete.

Problemi. Stanchezza, malanni di varia natura od altro vi impediscono la giusta motivazione?. Chiudete baracca e burattini e sospendete la seduta. Non potete permettervi di perdere il vostro focus tirando in fretta ed a caso. Cinquanta frecce scoccate con anima e corpo fanno certo meglio che trecento sparacchiate senza convinzione. I grandi carichi di lavoro? Il tempo ricordate? Se non ne avete o se la saltuarietà non vi permette continuità è proprio meglio lasciar perdere tabelle e numeri “pesanti”. Se non altro è sicuramente più serio.

La gara. Così movendovi riuscirete, una volta sulla linea di tiro di una gara, ad avere qualcosa da fare. Ad avere un lavoro da svolgere che niente ha a che vedere con le prestazioni degli altri tiratori impegnati nella competizione. Fate ciò che sapete con lo stesso impegno che avete messo in allenamento. Per evolvervi agonisticamente dovrete sapervi trasformare in un essere analitico, astuto, organizzato, preparato e presente a se stesso. La vera e propria macchina da punti che avrete sempre sognato di essere. Le macchine però, lo sappiamo bene, si muovono grazie a dei programmi…voi il vostro lo avete scritto? Ricordate: Una gara perfetta nasce da un allenamento perfetto. Un consiglio da Coach?. Rimanete maniacalmente aderenti al concetto di : “ Buon Lavoro”, qualsiasi senso abbia al momento per voi.  

 

Tiziano Xotti

 Determinazione e senso del sacrificio.

Alta competenza – Grande intensità

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