Scendere è bello, scendere è giusto, scendere è saggio

In un’ azione di tiro veramente efficace esistono tre componenti essenziali : postura, sequenza ed esecuzione. Qualsivoglia anomalia presente in una delle tre fasi o nelle loro combinazioni ed a tutti i dettagli a loro associati porterà inevitabilmente a dei risultati quantomeno indesiderati sulla targa. Naturalmente lo spessore delle anomalie eventualmente presenti influenzerà direttamente l’ampiezza dell’errore rilevato all’impatto. Il nostro lavoro sarà quindi quello di identificare quando l’anomalia si è presentata evitando così le deviazioni d’impatto.
Identificare gli errori.
Non tutti i nostri tiri sono perfetti, lo sappiamo bene. Il nostro compito sarà comunque quello scoprire la natura della nostra “ perfezione” indagando le tre fasi di cui sopra concedendo finalmente corpo alle “X” di cui andiamo tanto fieri. Una volta riconosciuto il volto del nostro tiro migliore l’obbiettivo sarà relativamente semplice: ripetere per almeno il 90% delle volte ( o magari di più) quell’atteggiamento posturale, quella sequenza, quell’esecutività. Questo significherà che ogni realizzazione non catalogata come “ ideale” andrà radicalmente rifiutata. Tanto meglio questa sorta di filtro funzionerà, tanto più alta sarà la percentuale di tiri ben eseguiti e quindi di frecce andate a segno. Matematico.
Certo applicare in maniera adeguata e continuativa i principi posturali, sequenziali ed esecutivi ritenuti idonei è fatto che pretende allenamento, dedizione ed esperienza, ciònondimeno, indipendentemente dalla nostra abilità in merito, il principio rimane inalterato nella sostanza e nella validità e quindi applicabile a qualsiasi livello. Perseguendo questa traccia arriveremo infatti ad essere completamente focalizzati sul processo che di fatto ci consentirà di ottenere quanto richiesto con continuità e costanza e quindi, più avanti, prendendo in considerazione impatti e raggruppamenti, isolare un nesso fra input registrati, positivi o negativi che siano, ed impatti sulla targa. Questo ci consentirà di percepire e capire gli errori eventualmente commessi DOPO la conclusione del tiro e quindi, ancora oltre, ad agire per la loro effettiva eliminazione. In questa fase, tenere un diario d’allenamento potrebbe rivelarsi particolarmente utile all’ottimizzazione del lavoro ed all’identificazione delle tendenze all’errore proprie dal nostro stile esecutivo. Input, soluzioni, elaborazioni della sequenza, ceck point aggiuntivi e quant’altro ricavato dalle sedute di training saranno infatti dati da consultare spesso, specialmente se il tempo che abbiamo a disposizione per lavorarci sopra non è molto.
Eliminare gli errori.
Scoperte le nostre tendenze all’errore e le loro associazioni a livello di impatti sulla targa arriveremo a sviluppare un monitoraggio costante e dettagliato del nostro fare e inevitabilmente vedremo crescere la percentuale dei tiri ben eseguiti. Continuando in questo tipo di lavoro impareremo a sviluppare un livello sempre più alto di percezione sino a poter realizzare l’insorgenza dei problemi esecutivi ancora prima dello scocco. E’ un processo questo che necessita di tempo, costanza, diligenza, precisione e criterio ma, alla fine, saremo appunto capaci di riconoscere l’insorgenza di un errore a monte del suo rivelarsi e quindi, a porvi immediatamente rimedio. Ovviamente,non portare a termine un azione riconosciuta come inesatta concede di per sè una levitazione dei punteggi.
Rinunciare.
Rinunciare ad un tiro significa di fatto realizzare che in una delle tre fasi essenziali qualcosa non ha girato per il verso giusto ( 90% o più). E’ un concetto molto semplice che però, applicativamente parlando, può entrare in conflitto con quella che potremo descrivere come una umana tendenza al concludere un azione intrapresa al di la ed al di sopra degli esiti finali. Si tratta, ancora una volta, di non abbandonarsi alla soluzione più “ istintiva” e semplice ma, al contrario, di prendere lucidamente delle decisioni. Decidere che possiamo arrivare allo scocco è un fatto che in qualche modo deve entrare a far parte della nostra sequenza di tiro. Accontentarsi rischiando o rinunciare, questo è e sarà l’eterna domanda. Quesito che si presenterà, nella maggior parte dei casi, fra la lettura del mirato ed il rilascio della freccia. Cosa doveva essere fatto ed in che ordine lo sappiano bene e tutta la serie di Check Point che abbiamo imparato a strutturare ci confortano o suggeriscono soluzioni durante tutto lo sviluppo del tiro, nel piccolo lasso di tempo però che passerà fra , appunto, la lettura del mirato e la conclusione ci sarà concessa l’ultima possibilità per DECIDERE se effettuare un buon tiro o no. Non lasciamoci dunque prendere dal vortice del “ … concludere sempre ed ad ogni costo …”. Non siamo dei giocatori d’azzardo ne agiamo in una sala corse, lasciamo il rischio ad altri e rimaniamo sul concreto. Il nostro “ Sì” od il nostro “ No” saranno DECISI attraverso input precisi, riconoscibili e sempre presenti se saremo capaci di seguire pedissequamente, in allenamento come in competizione, i principi di questo processo semplice ma applicativamente non istintivo.

Tiziano Xotti

DIDASCALIE FOTO:stab2-LONG

Foto: 1-2-3- : Se la freccia viene scoccata si è presa una DECISIONE.

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Foto: 4 -5  : I feedback di ritorno sono importanti in ogni caso.

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Foto: 6: Rivedere i Ceck Point, PRIMA di entrare in azione.

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Foto : 7: Il momento della verità arriva sempre

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