Lenti e Peep Sight: Per vederci chiaro!.

In coincidenza con il ritorno all’aperto abbiamo ritenuto opportuno proporvi un piccolo ripasso sugli elementi forse più rilevanti del sistema di mira compound. Intendiamo naturalmente riferirci a lente e peep, oggetti, per noi “rotellari” del tiro FITA, tutt’altro che opzionali. Per fornire un servizio ancora più completo a chi avrà la pazienza di leggerci, ci siamo questa volta avvalsi della consulenza tecnica di un professionista del campo che, guarda caso, risulta essere anche uno dei top shooters italiani di specialità. Parliamo di Herian Boccali, ottico per professione, tradizione e passione che, a quella che vuole semplicemente essere una guida ragionata all’acquisto, ha concesso un contributo fondamentale.

La Lente.

Per definizione si intende come “Lente” un sistema ottico costruito da sostanza rifrangente limitata da due superfici , almeno una delle quali sarà necessariamente curva. Una lente si dice convergente ( o positiva )quando i raggi di luce che la attraversano vengono deviati verso l’interno. Divergente ( o negativa) sarà invece quella lente che, colpita dai medesimi raggi, li devierà verso l’esterno. Le lenti convergenti saranno più spesse al centro che verso il loro bordo, quelle divergenti avranno andamento inverso. Fra tutti i profili vantabili da una lente, positiva o negativa che sia, quelli che vengono coinvolti nell’uso compoundistico sono prevalentemente due . In quanto normalmente montate sulle nostre diottre parleremo quindi di lenti convergenti concavo/convesse (o meniscali) e di piano/convesse. In verità  pure le Peep Sight posso essere  dotate di lentine atte a migliorare in qualche maniera la visione del bersaglio, altrettanto certo è però che, applicativamente  parlando, tali accessori lamentano  delle pericolose limitazioni d’uso che potrebbero anche inficiare pesantemente  la prestazione ( condizioni meteo ed anomala illuminazione). Per questo motivo, non verranno qui prese in considerazione.

Confusione.

Facile farne, inutile negarlo. Le lenti delle nostre diottre sono infatti solitamente offerte al pubblico con un potenziale  che può essere descritto in diottrie ( 0.50, 0.75 ecc.) od ingrandimenti ( 2X, 4X ecc.). Come molti sanno però una simile nomenclatura in realtà non ha molto senso. E’ vero infatti che una vera conversione diottrie/ ingrandimenti non è possibile se non si tiene in considerazione, nella fattispecie, la distanza dal nostro occhio dalla lente stessa. Applicativamente quindi  tale dato può  variare non solo da tiratore a tiratore, ma ,ancora, da arco ad arco e da settaggio a settaggio.  Alcune case produttrici hanno adottato delle nomenclature tenendo in considerazione una distanza occhio/lente di 30 Pollici o più, altre invece hanno optato una  formula semplificata che moltiplicherebbe le diottrie per 8. Tuttavia, anche queste metodiche, lasciano  il tempo che trovano risultando spesso del tutto ingannevoli. Apprezzabile lo sforzo, praticamente inconsistente il risultato quindi. Ed Infatti può tranquillamente capitare di provare delle lenti proposte a 2X da una data azienda che in realtà forniscono una visione da 4X, e viceversa naturalmente. L’inesistenza di uno standard dichiarativo, quindi ,complica non poco la ragionevole e ponderata scelta di un accessorio così importante. Come dicevamo, invece, il dato mancante ad un calcolo quantomeno utile ai nostri scopi è semplicemente basilare e riguarda la distanza occhio/lente. Volendo quindi arrivare molto vicini alla verità dei fatti, anche se ad influenzare gli ingrandimenti concorrono una gran quantità di dati, non potremo fare altro che affidarci alla formula che recita:

I = 1/(1-d*D)

Laddove “I” è uguale agli ingrandimenti, “d” legge la distanza occhio/lente in metri, mentre “D” rappresenta il valore diottrico della lente. Se quindi poniamo una lente da 0,75 ( 6X) a 30 Pollici ( 76Cm.)dal nostro occhio il valore reale d’ingrandimento di cui potremmo disporre sarà pari a:

I = 1/ ( 1-0,76*0,75)= 2.32

E non siamo nemmeno vicini al 6X dichiarato, anzi,la differenza è addirittura macroscopica. Se del resto facciamo riferimento alle tabelle successive potremo ricavare tutta una serie di dati piuttosto interessanti.

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Come si può facilmente notare, il potere d’ingrandimento dichiarato comunemente sulle lenti risulta veramente aleatorio. Può essere invece importante realizzare quanto anche dei piccoli cambiamenti sull’estensione della barra di mirino ( allontanare/ avvicinare )abbiamo degli effetti anche rimarchevoli sugli ingrandimenti. Può capitare per contro che, per quel che concerne il nostro “range”  d’uso, che si può supporre fra i trenta ed i trentacinque pollici, i fattori d’ingrandimento più bassi siano invece poco sensibili alle medesime variazioni. Proseguendo si evidenzia inoltre che  le lenti con gli ingrandimenti più significativi non possono essere usate con estensioni di barra molto lunghe. E’vero infatti che  nessuna lente può essere usata con vantaggio  se la distanza occhio lente è più grande od uguale alla lunghezza focale propria alla lente stessa, a meno che non ci si doti di un lentino da Peep. In questo caso gli ingrandimenti reali andrebbero però nuovamente ricalcolati. Sempre parlando di lentini da peep, andrebbe in ogni caso ben valutata la loro applicazione da  dei soggetti ipermetropi mentre, in caso si miopia, qualche vantaggio dal loro uso si potrebbe anche trarre.

Centro ottico e centro geometrico.

Altri due fattori di indubbia importanza, o meglio, lo è la loro correlazione. Le lenti di fatto ci trasmettono un’ immagine localizzata in quello che è chiamato, appunto, il centro ottico di lente. Idealmente  tale zona dovrebbe essere perfettamente compatibile con il centro geometrico della lente stessa per tutto il trittico dimensionale. Così non fosse, infatti, si potrebbe innescare una sorta d’effetto prismatico che, in definitiva, ci porterebbe quasi a mirare su di un falso scopo  ( immagine virtuale )ingigantendo potenzialmente di riflesso degli eventuali errori. Quel che è peggio è che tali deviazioni coinvolgerebbero entrambi i piani. Voleste verificare lo stato della vostra lente sotto questo aspetto sarà sufficiente che, una volta presa in mano, estendiate completamente il braccio e, guardando attraverso la stessa, puntaste ad una qualsiasi immagine. Se ruotando il braccio, e quindi la lente, l’immagine fornita dalla stessa a sua volta ruoterà attorno al centro geometrico, allora quello ottico sarà sicuramente fuori range. Risulterà quindi opportuno ( ma in realtà lo sarebbe in ogni caso) marcare in maniera indelebile lente e telaio diottra per poterla poi riposizionare nell’identica sede dopo eventuali smontaggi. Ovvio che, una volta rimontata, si avrà cura di verificare che, durante l’uso, la lente non abbia a ruotare entro il suo telaio.

Piano/Convesse e Meniscali.

Le lenti a profilo meniscale sono senza dubbio molto diffuse in arcieria e, solitamente, sono anche le più convenienti considerato che possono essere estrapolate dai numeri della grande produzione delle lenti in materiale plastico. Sulla carta le lenti piano/convesse potrebbero risultare più performanti in quanto meno esposte agli effetti della rifrazione. Tuttavia la verità è che non possiamo prescindere dalla qualità di una lente se ambiamo ad una visione quanto più ortodossa possibile, e questo, indipendentemente dal profilo/geometria che abbiamo scelto di adottare. In quanto al materiale rifrangente base, per esempio, sarà indubbiamente preferibile orientarsi verso il vetro perché meno suscettibile a graffiature, sbalzi termici ed altro. Vantaggi che, nel tempo, possono rappresentare un vero e proprio valore aggiunto. Per quel che concerne i trattamenti antiriflesso ed idrofobici non si può che approvarne l’utilizzo sebbene, come ben sappiamo, una lente adeguatamente trattata, può costringerci ad un esborso piuttosto pesante. La contropartita potrebbe però valere lo sforzo una volta scopertici praticamente immuni dagli effetti di pioggia, umidità, sporcizia e, appunto, riflessi di luce.

Dimensioni e telai.

Una lente di grandi dimensioni può risultare certamente più luminosa ma, forse, non quanto ci si aspetterebbe. Per contro i diametri importanti saranno maggiormente soggetti alle solite quanto inevitabili distorsioni ottiche oltre a denunciare una netta tendenza alla sfocatura. Aggiungendo le prevedibili problematiche legate alla possibile presenza fisica del riser entro il campo visivo di lente, si renderebbe quanto mai  opportuno valutare con attenzione i reali vantaggi dell’acquisto. Lo stesso dicasi per i telai di diottra trasparenti che, in realtà, non possono in alcun modo rendere più luminosa la nostra visione del bersaglio, almeno seguendo la concezione più comune del termine. Rimangono invece in atto le minacce di ulteriori distorsioni provenienti da evidenti esposizioni a riflessi certo non graditi.

Per Finire.

Un paio di schemi riassuntivi dei risultati ottenibili sperimentando sul foro della peep e sulla estensione della barra di mirino. Rimane inalterata sotto questo aspetto la necessità di un adeguata  inscrizione della lente entro il foro della peep per gli ovvi scopi di collimazione.

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L’ inscrizione della lente entro il foro della peep ha in ogni caso valore prioritario.
L’ inscrizione della lente entro il foro della peep ha in ogni caso valore prioritario.
Al di la della obbligatoria concentricità  con la diottra, il diametro del foro peep avrà ovviamente delle ripercussioni sulla qualità della visione lente.
Al di la della obbligatoria concentricità con la diottra, il diametro del foro peep avrà ovviamente delle ripercussioni sulla qualità della visione lente.
Anche l’estensione della barra di mirino deve tener conto degli effetti sulla visione.
Anche l’estensione della barra di mirino deve tener conto degli effetti sulla visione.

 

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