LEGGIAMO IL MIRATO

Non sono pochi i compoundisti che accusano una lettura del mirato non soddisfacente. Il “ muoversi” in mira è fatto che però va interpretato con i giusti parametri valutativi. Vediamo come.

 

Cosa aspettarsi.

Tanto vale dirlo subito: L’ immobilità in mira è una chimera. Con un arco in mano tutto quello che possiamo umanamente pretendere da noi stessi è un dolce galleggiamento del punto di mira attorno alla nostra zona di interesse ( presumibilmente la “ X” ), nulla di più. La stragrande maggioranza dei tiratori copre, galleggiando sulla targa con il punto di mira, un’ area che può andare dai tre ai cinque centimetri rispetto al centro. Questa è norma e non tremore. Certo i grandi tiratori riescono a fare di meglio ma, statisticamente parlando, coprono l’ 1, 2 %  degli atleti in attività. Sono eccezione quindi, non regola. Cionondimeno, anche i comuni mortali possono pretendere i loro medesimi impatti se dal mirato non pretendono l’ impossibile, appunto. Cercare assurdamente di bloccare tale  movimento, infatti, porta ad un inevitabile aumento della tensione e quindi, allora sì, al tremore vero e proprio. Rimanere indifferenti  a questo naturalissimo assestamento è invece la chiave di lettura per poterlo rallentare e ridurre in ampiezza attraverso una corretta focalizzazione del punto che vogliamo colpire. Muoversi in mira quindi si può, oseremmo persino dire che si deve …, ma ci sono dei limiti.

Fattori inquinanti.

Di fatto il naturale movimento d’assestamento può essere letto dal tiratore come eccessivamente ampio o costipato e questo, inutile dirlo, non è bene. Bene è invece sapere che questa sorta d’ amplificazione può essere indotta da dei fattori estranei alla tecnica esecutiva o a un  corretto approccio mentale alla mira.

1° Causa: Il fattore d’ingrandimento offerto dalla nostra lente. Molto semplicemente, se è vero che, con un importante fattore d’ingrandimento, la targa  risulterà più grande, è anche vero che, per le medesime ragioni  pure il movimento del pin sarà ingigantito sino a poter essere letto dal nostro sistema come tremore. Irrigidimento, aumento della tensione e conseguente  riacutizzarsi dell’instabilità saranno le inevitabili conseguenze. Grande, quindi, non è necessariamente meglio. Non sempre.

2° Causa: L’estensione della barra del mirino. Tanto più lontana sarà piazzata la diottra,  tanto più verrà enfatizzato qualsivoglia movimento in mira. Purtroppo, la maggior parte degli arcieri sceglie un’ estensione sino a 10/12 pollici oltre la finestra  per mere ragioni d’imitazione. Va ribadito che, certe capacità gestionali tipiche di taluni campioni rimangono a loro esclusivo uso e consumo. Basterebbe, per esempio, prendere in considerazione la situazione cardio per intuire che un soggetto capace di 75/80 battiti al minuto a riposo ,esprimente picchi sino a 110/140 battiti durante la competizione,  non potrà mai usare l’identico sistema di mira di un atleta che in linea di tiro ne denuncia 50.

3° Causa: Massa e bilanciamento dell’arco. Un’ attrezzatura pesante è certamente più difficile da muovere. Il peso concede stabilità ma …, per quanto tempo?. Mai eccedere sino al collasso. Una buona massa totale è importante nella misura in cui riusciamo a gestirla nel tempo, evidente. E’ anche vero che un attrezzo adeguatamente bilanciato nei pesi sui due piani può agevolare il nostro lavoro in mira, messa in bolla compresa. Test e prove sono, da questo punto di vista, più che consigliabili.

Il focus.

Una volta accettata la “ non immobilità”, rimane importantissima la direzione della nostra focalizzazione in mira. La solita, piccola percentuale di “ marziani” può permettersi di focalizzare il punto di mira ma, per i più, questa strategia non risulta affatto pagante. Rimanendo invece concentrati sulla targa, invece, o meglio, nell’esatto punto che vogliamo colpire, la nostra mente lavorerà per noi ed effettuerà quelle velocissime micro correzioni che ci permetteranno di  spaccare la “ X” anche se il punto di mira, per quel che ci è concesso recepire, stava dolcemente galleggiandoci attorno. Il principio è anche questa volta molto semplice: “ Il SUBCONSCIO muoverà il punto di mira verso il punto in cui il CONSCIO sarà focalizzato”.

Il fattore di ingradimento lente può essere responsabile di una difficoltosa gestione del mirato.
Il fattore di ingradimento lente può essere responsabile di una difficoltosa gestione del mirato.
Il focus andrà direzionato con precisione e intensità
Il focus andrà direzionato con precisione e intensità
Un certo movimento  del mirino è inevitabile. Che non vi preoccupi più del dovuto.
Un certo movimento del mirino è inevitabile. Che non vi preoccupi più del dovuto.
Una simile gestione non è accettabile.
Una simile gestione non è accettabile.
La barra del mirino dev'essere estesa con cognizione di causa.
La barra del mirino dev’essere estesa con cognizione di causa.
Massa e bilanciamento dell'arco quando ottimizzati aiutano ad una buona lettura del mirato.
Massa e bilanciamento dell’arco quando ottimizzati aiutano ad una buona lettura del mirato.
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