LA RILEVAZIONE PREVENTIVA DELL’ ALLUNGO

Ancora oggi, l’identificazione ed il settaggio del corretto allungo su di un arco Compound rimane argomento di altissimo interesse ed altrettanto importante rilevanza  se non altro perché, senza dubbio alcuno, risulta  uno dei primissimi traguardi tecnici da acquisire entro il percorso evolutivo dell’arciere neofita. Anche, ma non solo. E’ vero infatti che pure i tiratori di alto livello spesso si trovano a combattere, sebbene con tutt’altri margini, con la regolazione di un così importante dato.

AMO, alias ATA.

A suo tempo la Archery Manufacturers and Merchants Organization ( A.M.O. ), oggi A.T.A. ( Archery Trade Association ) ha definito l’allungo come la distanza che intercorre alla trazione massima fra interno cocca e punto di Pivot sulla grip addizionata dello standard di 1 ¾ “. L’allungo dichiarato dai produttori  sui loro modelli sarà quindi uguale al nostro allungo “naturale”, o al Pivot,se preferite, più l’oramai famigerato pollice e tre quarti. Tempo fa, si parlava anche di “ Allungo alla Finestra “ per sottendere, appunto l’attuale A.T.A. Draw Lenght. Fatalmente, nel corso del tempo,sono state via via identificate molte metodiche atte a verificare a priori  un dato tecnico così rilevante  ma quasi tutte, sono risultate  poco precise sforando la realtà dei fatti anche di parecchi pollici. Non concedevano in definitiva la dovuta affidabilità.

Metodiche Varie.

Per dovere di cronaca tali metodiche andranno comunque citate e parleremo quindi del test “ Del Pugno” che vedrebbe il tiratore abdurre il braccio dell’arco lateralmente a 90 gradi con la mano chiusa a pugno aderente ad una parete e quindi la conseguente rilevazione della distanza fra muro e angolo esterno della bocca del soggetto . Purtroppo, variabili quali  la situazione articolare della spalla impegnata, la verticalità assunta dal copro del tiratore piuttosto che il posizionamento del capo sul piano verticale ed orizzontale rappresentano il tallone d’Achille di questo metodo che potrebbe portare ad una approssimazione anche di parecchi pollici sulla misurazione. Un’altra strategia, ad onor del vero di origine “ricurvistica”, recita invece di un arciere  trattenente una freccia graduata appoggiata posteriormente allo sterno ed anteriormente trattenuta fra le dita distese di ambedue le  braccia a loro volta proiettate frontalmente, sempre a 90 gradi. La rilevazione verrebbe in questo caso presa leggendo la distanza fra sterno e punta delle dita. Intuitivamente però, anche in questo caso, troppe sarebbero le variabili potenzialmente inquinanti il dato. Dagli USA, una quindicina di anni or sono è arrivata però una parametrizzazione decisamente più affidabile.

Dal 1996: Il metodo Pellerite.

Nel 1996, infatti, Bernie Pellerite, Coach NFAA  e veterano della docenza arcieristica, ha isolato una metodica che, potendo vantare una più che vasta casistica applicativa, è di gran lunga risultata come la più “seria”. Dal metodo  ha preso vita una semplice formula che però, per trovare i dovuti riscontri, necessita di un arciere alla fine indirizzato verso quei canoni che identificano un corretto assetto posturale, sempre compoundisticamente parlando, ovviamente. A grosse linee dovremo quindi inseguire una situazione che preveda un tiratore in posizione adeguatamente eretta con un posizionamento dei piedi consono  alla sua corporatura,  con una spalla dell’arco naturalmente bassa e rilassata entro la sua articolazione, una mano ed un polso dell’arco quanto più rilassati possibile, una corda che tocchi la punta del naso, ed un gomito del braccio della corda ( o meglio la sua punta ) che da una visione posteriore si trovi in linea con il punto di pressione della mano dell’arco sulla grip e che ad una osservazione frontale, sia collocata quantomeno all’altezza del naso del soggetto. Bene, un tale atteggiamento, quando presente, garantirebbe una situazione pressoché ottimale delle leve e quindi il massimo dell’efficacia in termini muscolari e scheletrici. Ovviamente esistono delle soglie di tolleranza entro questo schema che dovranno essere verificate al momento. Per esempio, si potrebbe considerare corretto un gomito più alto della punta del naso del tiratore, quasi mai uno più basso ( sovrallungo ). Si potrebbe tollerare lo stesso gomito posizionato esternamente rispetto al punto di pressione sull’impugnatura ( visione posteriore ), ma rarissimamente lo stesso riferimento identificato più internamente potrebbe considerarsi come accettabile ( sovrallungo).

La formula

Nel ricercare una situazione finale come sopra descritta, la rilevazione preventiva di un corretto allungo A.M.O. (A.T.A.) ci vedrebbe posizionare un arciere eretto a braccia tese contro una superficie piana ( un muro per esempio ) e con i palmi delle mani rivolti in avanti. Le dita delle mani saranno tese ed unite ed a noi non rimarrà che armarci di un metro flessibile e misurare l’ “ apertura” del nostro tiratore. Se tale misurazione ci darà come risultato 71 pollici ci troveremo davanti ad un soggetto vantante un allungo AMO di ventotto pollici ( l’allungo naturale si potrà dunque ricavare sottraendo 1 pollice e tre quarti dall’allungo AMO rilevato ). Per delle rilevazioni superiori od inferiori a tale riferimento base dovremo sottrarre od aggiungere ½ pollice per ogni pollice in eccesso od in difetto.

In altre parole:

69” = 27” Allungo AMO

70 “ = 27 “1/2 Allungo AMO

71” = 28”   Allungo AMO

72” = 28 ”1/2 Allungo AMO

73” = 29” allungo AMO.., e via proseguendo.

Le varianti a tale formula prenderanno in considerazione prevalentemente la grandezza delle nostre mani . In presenza di estremità con dita piuttosto corte, infatti, potremo aggiungere all’allungo rilevato 1pollice ( ½ pollice per mano ). Faremo il contrario per mani con dita particolarmente lunghe. Anche l’adozione di una grip  alta ( scelta personale ) potrà significare un incremento sino ad 1 pollice sull’allungo AMO ricavato con tale formula. L’approssimazione massima garantita si aggira attorno al ¼ – ½  pollice, non male, verrebbe da dire. Sulla medesima falsariga e dalla identica fonte arrivano altre due formuline : la prima prevede la sottrazione di 15” all’apertura rilevata come sopra e la divisione per due della cifra risultante ( 71” – 15” = 56”/ 2 = 28” ), mentre la seconda recita di una “apertura” presa da polso a polso ( alla fine dell’articolazione, verso la mano ) a sua volta divisa per due. In questo ultimo caso la variabile dita viene bypassata.

NON AFFIDABILE
NON AFFIDABILE
NON AFFIDABILE
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AFFIDABILE
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