Fattori chiave nell’evoluzione tecnica e prestazionale Compound

Come certo tutti noi ben sappiamo, creare una corrente tecnica univoca all’interno di un movimento sportivo  è fattore essenziale alla  diffusione ed all’evoluzione di qualsivoglia disciplina. Allo stesso tempo, il porre in essere un simile progetto non è azione scevra da difficoltà di varia natura. Spesso inoltre un processo così importante necessita di tempi d’assimilazione piuttosto lunghi. Detto questo risulta tuttavia irrinunciabile da parte degli addetti ai lavori impegnarsi in questo senso. Entrando nello specifico, anche la nostra federazione, a suo tempo, si è trovata a voler imprimere al movimento compoundistico nazionale una spinta propositiva che contribuisse a creare un nuovo interesse verso la specialità e nello stesso tempo consolidasse i talenti già espressi. Naturalmente, per assolvere tale compito, non potevamo che guardare a quelle correnti tecnico esecutive capaci, al momento, di risultare vincenti, oltre che da tempo consolidate. Proporre un modello tecnico, per quanto elastico, ci pone sempre di fronte a delle decisioni da prendere, a delle posizioni da mantenere e, in definitiva, ad una presa di responsabilità di fronte ad appassionati e tecnici di qualsivoglia preparazione e grado. Un lavoro non semplice, sicuramente. Avendo ben chiari questi presupposti siamo partiti da una breve analisi tesa a dare un identità sportiva ancor più precisa al compoundista italiano tipo che è risultato essere: A) Un atleta non professionista. B) Molto spesso tecnico di se stesso. C) Altrettanto frequentemente votato ad un modello di chiara radice ricurvistica. Da tali punti si è di conseguenza potuto evincere che avremmo dovuto isolare delle linee guida capaci di evitare ai nostri specialisti i malintendimenti più tipici dei tiratori compound provenienti da tale estrazione. Dovendo necessariamente in questa sede identificare quantomeno le principali anomalie tecnico/ esecutive peraltro chiaramente rilevate anche sui nostri campi di tiro, potremmo dunque dire che ci siamo rivolti  al chiarire l’ identificazione del corretto allungo e lo sviluppo del rilascio a sorpresa.

L’allungo nell’arco compound.

Considerate appunto le osservazioni sul campo abbiamo ritenuto che il sovrallungo rappresentasse l’anomalia tecnica più comune ai nostri compoundisti. Tale dato di fatto si poteva inoltre riscontrare a qualsiasi livello prestazionale avessimo voluto fare riferimento ( basso/ medio /alto) , naturalmente in soglie e con effetti sensibilmente diversi. Il primo passo che quindi abbiamo ritenuto opportuno mettere in atto è stato quello di isolare una metodica base che mettesse al riparo i vecchi e nuovi specialisti della disciplina compound dalle insidie del sovrallungo. Uno stato in cui, come tutti ben sappiamo, persino le scelte posturali riconosciute come più corrette, vengono inibite, a tutto scapito della futura evoluzione del tiratore. Ricordiamo infatti che, sin dal livello didattico base, qualsivoglia tecnico è chiamato alla formazione di atleti adeguatamente strutturati che proprio grazie a degli input opportuni, possano poi scegliere liberamente il loro futuro arcieristico, fosse anche quello ludico, piuttosto che quello agonistico. Formare arcieri che rimangano in attività per lungo tempo crediamo quindi sia una delle chiavi di lettura più rilevanti  per l’evoluzione anche meramente numerica dei praticanti. Dopo attente valutazioni abbiamo quindi preso in considerazione uno strumento base, già ampiamente in uso negli Stati Uniti  entro  gli schemi didattici della NFAA , inerente la Rilevazione Preventiva Dell’allungo . Laddove per preventiva si intende una semplice misurazione antropometrica da poter  applicare  anche su tiratori neofiti . Tale strumento,sebbene abbinato ad  altri, può rimanere comunque indicativo anche a livelli tecnicamente e prestazionalmente più alti. Naturalmente lo “Spam Test” non vanta la presunzione di un identificazione millimetrica dell’allungo ma, altrettanto certamente ( almeno nel 95 – 97 % dei casi ), è capace di evitare le pericolose situazioni di sovrallungo.

Lo “ Spam Test”

La rilevazione antropometrica si esegue, molto semplicemente, chiedendo al soggetto in posizione eretta  e con le braccia distese lungo i fianchi di aderire con il dorso  ad una superficie verticale liscia e sufficientemente ampia . In tale stato  gli si richiederà di rivolgere i palmi delle mani in avanti attraverso l’extrarotazione degli omeri . Infine si indurrà un abduzione della braccia sino a raggiungere i novanta gradi. Tutto il corpo del soggetto dovrà rimanere aderente alla superficie verticale mentre le dita delle mani dovranno risultare distese. In tale assetto corporeo il tecnico si preoccuperà di rilevare, attraverso un flessimetro, la distanza che intercorre fra le estremità delle due dita medie. Tale misura andrà annotata.

A  questo punto sarà sufficiente applicare un altrettanto semplice formula che recita : “ Ad uno spam rilevato di 71” il soggetto potrà ragionevolmente vantare un allungo di 28” AMO”.  Considerato tale rapporto come standard, ad ogni pollice in eccesso o difetto ci si preoccuperà d’aggiungere o sottrarre matematicamente ½” ai 28” AMO citati in partenza. Naturalmente, per estrapolare l’allungo naturale del tiratore ( o al pivot, se preferite ), applicheremo al dato una sottrazione di 1 ¾”. Fuoriescono da tale schema i soggetti le cui  mani risultassero evidentemente  sovra o sotto dimensionate ( Aggiungere ½” / 1” per arto in caso di mani tozze, viceversa  nel caso opposto). Un ulteriore compensazione potrebbe essere presa in considerazione prendendo atto della  grip montata sull’arco del tiratore. Qualora ci trovassimo in presenza di una impugnatura a profilo particolarmente alto, infatti, con tutta probabilità dovremo aggiungere quantomeno 1” all’allungo AMO ricavato in precedenza. Consapevoli della moltitudine di altre metodiche mirate comunque alla rilevazione preventiva dell’allungo ci siamo orientati verso lo “ Spam Test “  in quanto, a livello casistico, di gran lunga più collaudato. Di fatto oggi gli appassionati italiani sembrano lontani dal poter cadere ancora in quei macroscopici errori di valutazione che in passato li hanno costretti ad amministrare eccessi di settaggio che potevano tranquillamente superare i tre pollici. Tutto ciò, oltre a limitare drasticamente le loro potenzialità, li sottoponeva di riflesso a degli esborsi piuttosto importanti  sebbene ampliamente giustificati ( Sostituzione cam o arco ). Un grosso passo avanti da questo punto di vista è stato quindi fatto e l’incremento dei punteggi medi riscontrabili sulle ranking list nazionali ne è sicuramente la prova. Certo l’evoluzione non ha coinvolto in maniera omogenea tutto il paese ed in qualche zona non compoundisticamente molto “viva” le problematiche sono rimaste pressochè irrisolte.

Parametri valutativi e di auto – analisi.

Avvalendoci quindi di questo utile strumento preventivo siamo arrivati ad isolare e collaudare un modello posturale di massima facilmente fruibile non solo dai tecnici ma anche dagli stessi tiratori considerato che la stessa visione del tiratore in fase di trattenuta è assolutamente esplicativa in merito ad eventuali anomalie del settaggio d’allungo.

A grosse linee dovremo quindi inseguire una situazione che preveda un tiratore in posizione correttamente eretta con un atteggiamento dei piedi adeguato alla sua corporatura,  con una spalla dell’arco naturalmente bassa e rilassata entro la sua articolazione, una mano ed un polso dell’arco quanto più rilassati possibile, una corda che tocchi la punta del naso, ed un gomito del braccio della corda ( o meglio la sua punta ) che da una visione posteriore si trovi in linea con il punto di pressione della mano dell’arco sulla grip e che ad una osservazione frontale, sia collocata quantomeno all’altezza del naso del soggetto. Bene, un tale atteggiamento, quando presente, garantirebbe una situazione pressoché ottimale delle leve e quindi il massimo dell’efficacia in termini scheletrici, almeno compoundisticamente parlando. Ovviamente esistono delle soglie di tolleranza entro questa schema che dovranno essere verificate al momento. Per esempio, si potrebbe considerare corretto un gomito più alto della punta del naso del tiratore, quasi mai uno più basso ( sovrallungo ). Si potrebbe tollerare lo stesso gomito posizionato esternamente rispetto al punto di pressione sull’impugnatura ( visione posteriore ), ma rarissimamente lo stesso riferimento identificato più internamente potrebbe considerarsi come accettabile ( sovrallungo).

Allungo Primario.

Proseguendo nella nostra ricerca ci siamo trovati nella necessità di sensibilizzare i nostri tiratori verso  un aspetto assolutamente peculiare alla specialità, ossia, l’oggettiva possibilità di  ottimizzare l’ allungo di un compoundista attraverso degli interventi non direttamente coinvolgenti l’arco in quanto tale.

Per comodità didattica abbiamo dunque voluto definire le operazioni di settaggio d’allungo direttamente coinvolgenti l’attrezzo come orientate alla ricerca dell’ Allungo Primario del tiratore,identificando invece l’agire su parametri comunque inerenti l’attrezzatura propria ad un compoundista come  rivolte all’identificazione di quello che siamo arrivati a definire come Allungo secondario.

Allungo Secondario

Rappresenta quindi  i diversi i fattori che concorrono a formare appunto  un elemento tecnico di natura esclusivamente compoundistica  che gioca un ruolo fondamentale nella ricerca della massima efficienza esecutiva pur esulando dal mero settaggio dell’arco. Tali fattori possono essere identificati in:

Rilasci Meccanici.

Ovviamente il tipo di sgancio meccanico in uso influenzerà in maniera diretta il nostro Allungo Secondario. Intuitive le differenze, per esempio, fra gli apparecchi a polsiera e quelli che invece vanno impugnati, siano essi dotati di trigger o meno. Per i primi, normalmente azionati da indice o medio, la regolazione della fascia di trattenuta al polso è d’importanza vitale in quanto, anche pochi millimetri di scivolamento, possono creare dei seri problemi gestionali dovuti, appunto, alla sostanziale modifica del nostro Allungo Secondario. Una modifica che intuitivamente porterà con sè problematiche legate ad ancoraggio, posizione peep, e alterazioni di varia natura. Persino la scelta del dito incaricato all’attivazione potrebbe richiamare ad eventuali adeguamenti di polsiera e/o cordino di trattenuta.

Impugnando …

Non pensino però gli utenti dei rilasci meccanici a pollice o dei back tension release di potersi muovere con leggerezza o pressapochismo. Impugnare in maniera ortodossa e ripetitiva il proprio sgancio è infatti richiesta tecnica fondamentale che non andrà mai elusa. Ampia è la scelta ergonomica offerta dalle case produttrici che, ad onor del vero, negli ultimi anni, si sono mosse saggiamente cercando di soddisfare le richieste di una clientela sempre più attenta ed esigente. Troveremo comunque testine di trattenuta più o meno lunghe e quindi incidenti in maniera diretta sul nostro Allungo Secondario.

Cordini e Loop.

Quasi inutile sottolineare che lo sviluppo di cordino di trattenuta e loop faranno pienamente parte del nostro Allungo Secondario. La loro lunghezza  sarà vincolata ad un quantomeno opportuno punto di riferimento della corda sul naso assieme all’acquisizione di un altrettanto adeguato punto d’ancoraggio.

Grip e Peep Sight.

In realtà, a ben vedere, il profilo della grip in dotazione al nostro arco dovrebbe essere considerata come parte integrante dell’allungo principale, ovvero quello riguardante esclusivamente il nostro compound. Sia come sia sarà tuttavia importante ricordare che il mutare del suo profilo in altezza andrà a modificare, in alcuni casi sin oltre ad un pollice, le richieste d’allungo. Anche in mancanza di una grip vera e propria, diversi modelli d’arco presentano, nella zona interessata, conformazioni tali da suggerire leggere modifiche all’allungo principale supposto. Per quel che concerne la peep sight, invece, risulta arcinoto che il suo posizionamento, pur non potendo fattivamente influenzare nè l’allungo primario ne quello secondario, potrebbe portare, qualora non fosse corretto, a degli atteggiamenti del tutto simili alle condizioni di sotto o sovra allungo. Anche in questo caso pochi millimetri possono fare la differenza.

Concludendo …

Tipo di rilascio, presa allo sgancio, lunghezza di cordino e/o loop, grip, ed in subordine e per altri aspetti, il posizionamento della peep , rimangono fattori essenziali allo sviluppo del corretto allungo in un compoundista. Spesso, in fase di revisione tecnica, sono questi i primi fattori da prendere in considerazione prima di procedere verso modifiche ancor più radicali.

 La  rilevazione preventiva d’allungo.
La rilevazione preventiva d’allungo.
I parametri valutativi posturali.
I parametri valutativi posturali.
I parametri valutativi posturali.
I parametri valutativi posturali.
I parametri valutativi posturali.
I parametri valutativi posturali.
I parametri valutativi posturali.
I parametri valutativi posturali.
Cordini, Loop e loro sviluppo influenzano in maniera sostanziale la percezione d’allungo da parte del tiratore.
Cordini, Loop e loro sviluppo influenzano in maniera sostanziale la percezione d’allungo da parte del tiratore.
Diversi profili di grip chiamano a correzioni anche sostanziali sull’allungo primario.
Diversi profili di grip chiamano a correzioni anche sostanziali sull’allungo primario.
Diversi profili di grip chiamano a correzioni anche sostanziali sull’allungo primario.
Diversi profili di grip chiamano a correzioni anche sostanziali sull’allungo primario.
Diversi profili di grip chiamano a correzioni anche sostanziali sull’allungo primario.
Diversi profili di grip chiamano a correzioni anche sostanziali sull’allungo primario.
Tipologia e morfologia degli apparecchi di sgancio incidono invece sull’ allungo secondario.
Tipologia e morfologia degli apparecchi di sgancio incidono invece sull’ allungo secondario.
Tipologia e morfologia degli apparecchi di sgancio incidono invece sull’ allungo secondario.
Tipologia e morfologia degli apparecchi di sgancio incidono invece sull’ allungo secondario.
Tipologia e morfologia degli apparecchi di sgancio incidono invece sull’ allungo secondario.
Tipologia e morfologia degli apparecchi di sgancio incidono invece sull’ allungo secondario.
Tipologia e morfologia degli apparecchi di sgancio incidono invece sull’ allungo secondario.
Tipologia e morfologia degli apparecchi di sgancio incidono invece sull’ allungo secondario.
Una ortodossa presa allo sgancio non può essere trascurata.
Una ortodossa presa allo sgancio non può essere trascurata.
Il posizionamento della Peep Sight  è altro fattore da non sottovalutare
Il posizionamento della Peep Sight è altro fattore da non sottovalutare
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